Riccardo Iacona e il suo “Presa diretta” sono ancora una volta per me fonte di ispirazione. In questo caso, parliamo di famiglie, di lavoro, di Italiani che si trasferiscono all’estero.
Piccola digressione: perdonatemi se ogni volta che leggerete la parola “Italiani” (o Inglesi, Francesi ecc.) in questo blog la troverete con l’iniziale maiuscola, come si usava una volta: l’identità di un popolo (cosa che non ha niente a che fare con il nazionalismo, il fascismo e barbarie simili) genera in me un sentimento di devozione e rispetto.
La puntata di domenica scorsa si chiamava “Generazione sfruttata” e parlava di me e te, di noi adulti di oggi, genitori e single, ma comunque di coloro che da sempre mandano avanti con la loro forza il Paese. Di coloro che dovrebbero lavorare, governare, fare figli, prendere decisioni importanti per la nazione e per le prossime generazioni. E che, invece, per un’anomalia genetica tutta italiana, si ritrovano a fare da spettatori durante gli anni migliori della loro vita. Non parliamo solo di lavoro che non c’è. Questo aspetto è la spia e, al tempo stesso, una delle cause della resa di un’intera generazione di 30-50enni (siamo tanti!). Ma una via di fuga esiste: l’emigrazione.
Nella seconda parte della puntata gli stessi 30-50enni demotivati si trasformano in persone (famiglie, single ecc.) piene di obiettivi e di energia, realizzati nel loro lavoro e che trovano il coraggio di mettere al mondo figli. Il tutto nell’arco di pochi anni. E questo dove accade? A Barcellona, che è diventata la nuova Mecca degli Italiani in cerca di fortuna. La più numerosa comunità straniera del capoluogo catalano sarebbe proprio quella di nostri connazionali.
E che cosa fanno gli Italiani a Barcellona? Lavorano nelle case editrici, fanno i fattorini, i giornalisti, gli ingegneri, aprono ristoranti, tutto con regolari contratti, agevolati da una burocrazia chiara e snella. Oltre a lavorare, gli Italiani di Barcellona fanno figli. Nel servizio di Iacona se ne vedono tanti, neonati e in età scolare, in una città piena di giardini, con una spiaggia ormai risanata e fruibile da tutti, con piste ciclabili, trasporti efficienti e dove non trovi una carta a terra, proprio come nelle migliori tradizioni del Nord Europa.
Verrebbe da dire che è un po’ triste. Ma al tempo stesso è forse una speranza. Forse è proprio questo l’inizio dell’Europa unita che già Mazzini sognava: uno spazio dove ogni europeo (e anche extraeuropeo) possa trovare la sua identità e realizzare la propria vita, scegliendo dove andare ad abitare e dove dare il proprio contributo alla società. Forse, dove Bruxelles ha fallito, possono farcela i soliti migranti Italiani.
E l’Italia? Che cosa ne pensate di questi temi? Se non avete visto la puntata, guardatela qui (il servizio su Barcellona inizia più o meno al 50esimo minuto) e fatemi sapere.
Buona giornata Italiana.




Ho citato il tuo post nel mio ultimo post… a presto!
Grazie Palmy, interessante il tuo post. Ti ho lasciato un commento, ciao!