Il Carnevale di Ivrea è stata un’esperienza sconvolgente e a tratti inquietante. Per poche ore ci siamo salvati da quella che da tutti i media è stata annunciata come la nevicata della stagione. Altrimenti avremmo assistito alla pioggia di arance con l’aggiunta dell’effetto “sangue sparso sulla neve”, la poltiglia di polpa che ho visto ieri un po’ ovunque sarebbe stata ancora più insolita.
Ma andiamo con ordine.
Ero già stata a Ivrea, ma senza coglierne né sospettare minimamente tutte le implicazioni legate al carnevale. O meglio a quello che viene chiamato carnevale, ma che ha poco a che vedere con “le carnevalate”, come le ha chiamate lo stesso vescovo della città, prendendo le distanze dalle altre manifestazioni di questo periodo. Il Carnevale di Ivrea prende le mosse da rituali pagani legati al momento del mezzo inverno, oggi anche conosciuto come Candelora, ma poi se ne discosta aggiungendo elementi di storia locale medioevale, leggende e istanze risorgimentali. Il tutto sapientemente mescolato ad atmosfere da sballo post-moderno.
Quindi niente mascherine dei bambini, niente sfilate di carri allegorici, niente ballerine di samba o damine e arlecchini settecenteschi. Ivrea durante il carnevale è una città dove tutto è addobbato, dalle piazze alle strade,
a tutte, dicasi tutte le vetrine.

E sui giornali locali non si parla d’altro:
Perfino i cani indossano la divisa dei rioni:
In questa città, dicevo, i cosiddetti aranceri, a piedi e sul carro, se le danno di santa ragione da domenica a martedì grasso tutti i pomeriggi. Nerboruti giovani uomini, ma anche insospettabili donne, infilano un casco in testa così stretto da diventare claustrofobici e tirano giù dal carro di appartenenza una graniglia di arance calabresi, pugliesi o lucane, coltivate apposta per l’occasione. Dal basso, centinaia di ragazzi e ragazze (sono soprattutto i giovani a partecipare alla battaglia) fanno la loro parte, con una determinazione sorprendente.

Tutto il cerimoniale trasuda testosterone, è un rito guerresco e squisitamente maschile. Così come l’immagine della Vezzosa Mugnaia, una graziosa donzella maritata che rappresenta colei che uccise il tiranno nel medioevo, è un’icona tutta maschile, esaltata dagli uomini della piazza. La Mugnaia rappresentava anche l’Italia da unificare nell’ottocento e oggi è una piccola miss locale il cui nome non va svelato mai in anticipo. Eccola accanto al generale, altro personaggio topico:
Ivrea è una deliziosa cittadina adagiata lungo la Dora, è la patria dell’imprenditore illuminato Adriano Olivetti, è il luogo dove si preparano raffinate specialità dolciarie, dove c’è un castello turrito come quello delle favole e meravigliosi affreschi romanici nella cripta della cattedrale.
Ma questa è un’altra Ivrea.




Non sono mai stata ad Ivrea e non ho mai visto questo Carnevale così insolito, bello conoscere usi e costumi del resto della nostra bella terra!