Imparare in movimento

Quanta fatica fanno i nostri bambini a stare fermi sul banco? Quanta ne facevamo noi quando eravamo piccoli? Se pensiamo alla nostra vita sui banchi di scuola, fermi fino ai 18 anni, ci viene voglia di alzarci persino ora, dalla sedia su cui siamo seduti davanti al pc.

Alcuni come me, ad esempio, cercavano rifugio nella finestra a lato, che, per fortuna, era spesso inondata di sole e mostrava lo scorrere delle stagioni attraverso il cambiamento di un bellissimo giardino. Più tardi, alle scuole superiori, non avrei visto altro che un cortile buio, che non lasciava libera la mente. Altri cercavano spontaneamente di alzarsi, camminare nell’aula, come se fosse la cosa più naturale del mondo. E lo è. Solo che gli adulti pretendono che il bambino, e poi il ragazzino e l’adolescente, rimangano seduti per cinque, sei, sette ore di fila. E che in quella posizione imparino che cosa è la vita, “usando la testa”, come spesso amano dire tanti insegnanti.

Questo che cosa significa? Che nelle classi dovrebbe vigere il caos? No di certo. Significa, invece, che si impara con tutto il corpo, non solo con la testa. Quindi? Fare ginnastica in aula? No,  il bambino non ha bisogno di questi movimenti strutturati, in quel momento, ma di vivere ciò che sta imparando anche attraverso il movimento.

Forse qualcuno avrà sentito parlare dei peripatetici, filosofi dell’antica Grecia che disquisivano camminando, di solito nel perimetro di un cortile. Molti di noi avranno visto l'”Attimo fuggente”, delicato esempio di insegnamento vivo, ricco di elementi vissuti, non solo mentali e mnemonici. Il resto sta alla fantasia creativa del singolo insegnante: creare un movimento, qualcosa che metta in moto anche il corpo e le emozioni attorno all’apprendimento. Lo so, esistono i protocolli ministeriali, gli orari, i problemi assicurativi; tutte cose di cui bambini e ragazzi non dovrebbero sapere nulla, per non spegnere in loro quel naturale entusiasmo per la vita. E allora, qualche volta, varrebbe la pena di sperimentare qualcosa, di osare per il bene delle generazioni future e per quello che le esperienze vissute possono diventare per tutta la vita.

Leggi anche: Imparare in movimento:approfondimenti

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Informazioni su tatagioiosa

Dentro di me sono sempre stata una tata, fin da bambina quando accudivo e cullavo le bambole come se fossero vere. Nel frattempo ho girato il mondo, ho scritto e letto tanto per lavoro e per passione, ho cresciuto e sto crescendo figlie insieme ad uomo davvero speciale. La tata che è in me mi ha portato su una nuova strada, fatta di asili, filastrocche, gesti sensati, lontani dalla quotidianità come la conosciamo tutti.
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6 risposte a Imparare in movimento

  1. Anthea ha detto:

    Mi sono occupata e mi occupo tuttora di formazione per la prima infanzia e l’adolescenza e quello che dici è fondamentale. Tenere ore bambini piccoli ( ma anche più grandicelli) seduti nel banco non è produttivo né per il fisico né per la mente. I tuoi suggerimenti circa l’apprendimento sono mirati e scientificamente supportati dalla letteratura del settore: la vera difficoltà è trovare insegnanti che concordino ad attuare una programmazione didattica su queste basi. Però insegnanti illuminati ci sono soprattutto se è illuminato il direttore (o il preside): entrare nei comitati di gestione e negli organi collegiali è il primo passo per far sentire le proprie richieste.

  2. lucia ha detto:

    salve
    sono mamma di un bambino appena entrato alle elementari
    e costretto a star seduto per tutte le 5 ore (ricreazione compresa)
    come faccio da mamma a cambiare questa situazione
    cosa proporre alle maestre per far muovere questi bambini,
    non anelo all’apprendimento in movimento (magariii)
    ma perlomeno una pausa in cui dare respiro al corpo.
    hai consigli da darmi?

    lucia

    • tatagioiosa ha detto:

      Carissima Lucia, ti ringrazio per aver posto una questione della massima importanza. Mamme sveglie e sensibili come te mi hanno riferito di questa abitudine che ha preso piede nelle scuole, dovuta, a quanto pare, al timore delle maestre che i bambini si possano far male e alle rimostranze nei loro confronti.
      Questa situazione è una delle spie del grande malessere che la scuola pubblica (ma anche quella privata) sta vivendo.
      Il primo suggerimento è di cercare alleati, mamme o insegnanti, che la pensino come te e di parlarne apertamente nel corso di una riunione di classe. Più persone sarete e più la richiesta sarà ascoltata. Partite dal fatto che i bambini hanno bisogno di giocare muovendosi, almeno durante la pausa. Come puoi leggere nei commenti precedenti, ci sono figure illustri della pedagogia mondiale che hanno caldeggiato i benefici del movimento per i bambini; puoi usare anche questi esempi, magari cercando approfondimenti sui libri o su Internet. Spiegate che alternare dentro e fuori, movimento e pensiero favorisce l’attenzione e l’apprendimento e rende i bambini più tranquilli e partecipi. Si possono addirittura imparare le tabelline saltando a corda, perché il ritmo del nostro corpo è legato alla matematica, come ben sa chi studia la musica.
      Se non riesci ad ottenere cambiamenti nell’ambito della classe, cerca alleati all’interno di tutta la scuola e rivolgetevi al preside.
      E se proprio non cambia niente, puoi sempre pensare di cambiare scuola al tuo bambino. Se hai bisogno di consigli più specifici, scrivimi all’indirizzo: tatagioiosa@yahoo.it.

      In bocca al lupo, ciao!

  3. tatagioiosa ha detto:

    Mi fa piacere, anche altri grandi saggi (Steiner, Osho, per citarne due) parlano dell’educazione in questi termini. Dev’essere proprio vero.

  4. Palmy ha detto:

    Il movimento è uno dei principi della pedagogia montessoriana non a caso! Concordo in pieno con quanto dici…

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