Campagna e città: concludiamo il discorso?

La carica di Benigni insieme ai Mille del Risorgimento ha stravolto, come era giusto che fosse, qualsiasi discorso in tutto il Web. Dopo questa ventata di freschezza, ho il piacere di tirare le fila sul tema del vivere in campagna o in città (provincia, paese ecc.).

Dopo aver letto le vostre risposte, credo che si debbano fare alcuni distinguo. Innanzitutto, l’età. La città rimane una scuola di vita per giovani e giovani adulti; a quella età è vitale potersi confrontare con le cose in prima persona. Quelli che sono cresciuti con sani stimoli, hanno una voglia matta di affrontare il mondo e capire che cosa fare della loro vita. E non sanno che farsene di un pomodoro coltivato nell’orto di casa o del solito bar di paese. Loro vogliono il caos, la gente, le luci, magari tanti cinema, teatri, musei, librerie, luoghi di ritrovo dove incontrare coetanei o maestri di vita. E’ comprensibile.

Poi ci sono le famiglie, quelle con figli. Perché le coppie e i single ancora riescono a sopravvivere bene nella giungla metropolitana, anche se alcuni di loro già non ne possono più del chiasso o del pendolarismo. Una volta arrivati i bambini, però, sono dolori. La città, più che mai una metropoli, è una trappola a cielo aperto. Fin dalla nascita del piccolo (oserei dire, dalla gravidanza) i nuovi mamma e papà dovranno cimentarsi in uno slalom speciale fra file, traffico, centri commerciali, folla, passeggini chiusi, aperti e caricati in macchina incessantemente, marciapiedi cosparsi di escrementi dei nostri amici animali ecc., ecc., ecc..

E anche dopo non sarà una passeggiata. A volte non lo sarà nel vero senso del termine. Due giorni fa, ad esempio, sono andata in centro con mia figlia per mano e mi sono accorta che per la maggior parte degli automobilisti eravamo un intralcio alla circolazione; letteralmente, cercavano di spintonarci con il paraurti ogni volta che tentavamo di attraversare la strada. La sera dopo, mio marito ha preso un taxi e ha dovuto assistere dal vivo ad una lite a spintoni fra il suo autista e un immigrato probabilmente alterato dall’alcol. Bentornato, in città…

Lo so, qualcuno penserà che queste cose ormai succedono dappertutto. Sì e no. Forse è anche così; ma la città ha quel quid di aggressività fisiologica che cresce in proporzione all’affollamento e all’estensione.

E allora? Tutti in campagna? Forse gli “animali metropolitani” un po’ non vogliono, un po’ non possono permetterselo, magari perché non possono lasciare il lavoro, la mamma anziana, una scuola valida o altro. Chi, però, si sente in sintonia con quel mondo, con la natura a tempo pieno, intendo, dovrebbe potersi giocare questa carta. Tornare, quindi a popolare le campagne, i paesi, i borghi della nostra splendida penisola. Tornare, come i nostri nonni ai lavori manuali, senza paura, ma con la gioia della fatica fisica. A quanto pare, il lavoro manuale ha sempre ripugnato agli Italiani, almeno così scriveva Giuseppe Garibaldi: preferiscono le scrivanie, diceva, mentre lui suggeriva di mantenere vive quelle capacità, tanto preziose per l’essere umano.

Poi c’è chi si accontenterebbe soltanto di una vita più semplice, meno compressa, meno veloce, meno frammentata. Una vita con rapporti umani più immediati, senza l’onere (come spiegava Geillis nel suo commento al post) di dover programmare perfino la vita di relazione. Indovinate un po’ a che razza appartengo…?

Leggi anche:

Il genitore di campagna e il genitore di città

Annunci

Informazioni su tatagioiosa

Dentro di me sono sempre stata una tata, fin da bambina quando accudivo e cullavo le bambole come se fossero vere. Nel frattempo ho girato il mondo, ho scritto e letto tanto per lavoro e per passione, ho cresciuto e sto crescendo figlie insieme ad uomo davvero speciale. La tata che è in me mi ha portato su una nuova strada, fatta di asili, filastrocche, gesti sensati, lontani dalla quotidianità come la conosciamo tutti.
Questa voce è stata pubblicata in La giornata e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

5 risposte a Campagna e città: concludiamo il discorso?

  1. ciao ha detto:

    si avete ragione la città anche se bella non ha gli stessi antimedi della campagna

  2. ciao ha detto:

    veramente interessante….. ma…

  3. tatagioiosa ha detto:

    Sai che pensavo proprio la stessa cosa qualche giorno fa? Questo post senza commenti aveva qualcosa che non andava, quindi, grazie!
    Bella questa faccenda del rapportarsi naturalmente a tutto ciò che ti circonda. Credo sia proprio così, lo sperimento ogni giorno: i bambini ( e i ragazzi) vissuti in città, e più che mai in una grande città, imparano a muoversi per ambiti di appartenenza e tenendo conto degli ostacoli e delle barriere che incontrano. Diciamo che sono meno sereni, ma forse un po’ più corazzati, chissà…

  4. ha detto:

    Ho letto tutti i commenti del precedente post sull’argomento, ma io ti rispondo qui perchè mi da fastidio vedere un post solo soletto….
    Che dirti? Io vivo da sempre in campagna, ma ad una decina di km dalla città (120.000 abitanti) e ritengo sia una situazione ottimale. L’unico neo è che devo usare per forza l’auto (quindi costo della benzina e inquinamento…), ma sono abituata (alla fatica dello stare avanti e indietro) e non mi pesa. Ogni tanto ho “bisogno” della città e allora faccio una full immersion…ma non essendo la mia città poi così attraente e piena di vita, non ti dico che bellezza quando, tornata alla pace e al silenzio della mia casa, sento il cancello chiudersi alle mie spalle…
    Vado spesso a Parigi e lì si che vivrei…anche perchè benchè sia una metropoli trovo che abbia una dimensione molto “umana”(o forse sono solo “umane” le persone che conosco…); non vivrei mai a Londra invece! Nè a Milano, Torino o Roma.
    Quanto allo stabilire relazioni con gli altri, credo che in città alla fine ci si possa sentire ben più soli che in campagna…e da genitore vedo che mia figlia -figlia unica, nata e vissuta sempre in campagna- è molto più socievole delle sue compagne, che spesso non riescono ad uscire dalla dinamica del “gruppo” (di attività serale… che sia danza, pallavolo o inglese…), perchè abituata a rapportarsi “naturalmente” con tutto quanto la circonda (persone, animali, piante, eventi naturali).

    Però indubbiamente credo non ci sia una situazione ottimale per tutti, e nemmeno che lo sia poi per tutta la vita. Ergo…acchiappiamo quel che passa il convento, e troviamo il lato bello della cosa!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...