Un buon nido? Fidatevi di quelle sensazioni

Oggi sono andata a trovare una mia amica che ha aperto un nido. Me la ricordo come una persona piuttosto schiva con una grande profondità di pensiero, senza esperienza familiare di bambini. Aveva, però, una bella dimestichezza con i fanciulli del cosiddetto terzo mondo, un mondo che a lei piaceva moltissimo, ma che aveva dovuto abbandonare perché non era quello in cui lei, felicemente sposata, viveva e vive tuttora.

L’ho ritrovata sorridente, che mi apriva la porta in silenzio “perché i bambini stanno dormendo”. Ecco uno dei nidi che vorrei vedere più spesso: un ambiente caldo e silenzioso, pieno di materiali naturali, un fiore nascosto in un palazzo del centro di Roma, circondato dal caldo e dal traffico. Eppure, in meno di un anno, quel fiore è sbocciato. “L’anno prossimo avremo trenta bambini”, mi dice la mia amica con soddisfazione. Vedo ambienti armoniosi e luminosi, vedo una bella grande cucina dove i bambini possono pasticciare con gli ingredienti, vedo un bel balcone fiorito, nel quale si gioca e si impara a convivere con le piante.

Vedo soprattutto gli occhi della mia amica: da un anno a questa parte sono cambiati, si sono illuminati di quella luce e di quella bella fatica che solo i bimbi piccoli sanno dare. In quegli occhi si legge che non è solo un business, che la soddisfazione è tanta, come lei stessa mi confessa.

Bene, quando andate a visitare un nido per i vostri bambini è queste sensazioni che dovete avvertire. Fidatevi solo di questo.

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Informazioni su tatagioiosa

Dentro di me sono sempre stata una tata, fin da bambina quando accudivo e cullavo le bambole come se fossero vere. Nel frattempo ho girato il mondo, ho scritto e letto tanto per lavoro e per passione, ho cresciuto e sto crescendo figlie insieme ad uomo davvero speciale. La tata che è in me mi ha portato su una nuova strada, fatta di asili, filastrocche, gesti sensati, lontani dalla quotidianità come la conosciamo tutti.
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3 risposte a Un buon nido? Fidatevi di quelle sensazioni

  1. Geillis ha detto:

    Io mi ricordo solo che a tre anni con mamma facemmo il giro di tutti gli asili della zona, per scegliere quello adatto, ovviamente tutti di suore perchè quello comunale, negli anni Settanta, era terribile: io avevo trovato fantastico un asilo coi banchi tutti colorati, e invece mi spedirono in un altro, con mio grande sconforto. Invece aveva ragione mamma: quello che mi piaceva, bellissimo, era delle suore Orsoline, che terrorizzarono con la loro severità la mia migliore amica, mandata lì perchè era una scuola di classe. Io andai in una scuola meno costosa e meno di classe, ma in cui sono rimasta fino in terza media, trovandomi benissimo. Non c’entra molto con il nido, ma mi hai fatto proprio venire in mente questo aneddoto, leggendo il tuo post!

  2. federicasole ha detto:

    Piacerebbe tantissimo anche a me aprire un nido cosi’e provare quelle sensazioni. Certo è faticoso, mi ricordo che quando lavoravo al nido mi dimenticavo di mangiare o andare al bagno x stare dietro a tutti o bambini, la sera mi faceva male la schiena x averli presi molto in braccio, ma i loro sorrisi, Lo stupore della scoperta continua e le espressioni mi appagavano e ripagavano con tanta felicità. Mi piacerebbe davvero mettere a frutto il mio titolo di studio e realizzare questo sogno!grazie della tua preziosa testimonianza!

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