Imparare in movimento: approfondimenti

Torno sul tema dell’imparare in movimento, un post che ha ricevuto molte visite e sul quale una mamma, Lucia, mi ha fatto qualche domanda più specifica.

Che cosa si può fare per far sì che i nostri figli, anche quelli più piccoli, i pulcini di cinque o sei anni, non passino ore ed ore seduti obbligatoriamente ad essere riempiti di concetti?

Immaginiamo di aver a che fare con maestre non particolarmente riflessive, anzi, con persone timorose, magari anche dotate di buona volontà, ma un po’ spaventate, come capita sempre più spesso a molti di noi in questa società. Come convincere un’insegnante così che è un bene che i bambini si muovano, in classe di quando in quando, ma soprattutto fuori? Si potrebbero suggerire attività che possano facilitare il loro lavoro.

Ecco qualche esempio per i più piccoli. Invece di scrivere le lettere dell’alfabeto alla lavagna, si potrebbe provare a mimarle in piedi, ripetendo i gesti della maestra: la A diventa un’ape e, allora, si aprono le braccia e si imita il volo dell’ape e così via.

Impariamo le tabelline con i salti. Ad esempio, la tabellina del 2: all’1 si battono le mani senza dire niente, al 2, invece, si dice “due” tutti insieme saltando, al tre un battito di mani, al 4 si dice “quattro” e si salta, eccetera.

Anche con la campana (da noi si chiama così quel gioco con i quadrati disegnati per terra, nei quali si salta e si raccoglie un sassolino) si può giocare a riconoscere le lettere. Oppure si possono comporre le parole saltando nelle caselle che contengono le lettere giuste per quella data parola.

Quanto sarebbe più semplice richiamare l’attenzione di un bambino con un sistema così? Potrebbe mai dimenticare come si scrive “acqua”, avendo saltato con tutto il suo corpo sulle lettere di quella parola?

Se poi si vogliono lanciare segnali in codice (ma non troppo), i genitori si presentino in classe con una corda o con un libro di giochi all’aperto, come gentile omaggio per le maestre. A buon intenditor…

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Informazioni su tatagioiosa

Dentro di me sono sempre stata una tata, fin da bambina quando accudivo e cullavo le bambole come se fossero vere. Nel frattempo ho girato il mondo, ho scritto e letto tanto per lavoro e per passione, ho cresciuto e sto crescendo figlie insieme ad uomo davvero speciale. La tata che è in me mi ha portato su una nuova strada, fatta di asili, filastrocche, gesti sensati, lontani dalla quotidianità come la conosciamo tutti.
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2 risposte a Imparare in movimento: approfondimenti

  1. tatagioiosa ha detto:

    Sì, cara Palmy, temo che le mamme più interessate a questi temi, a meno che non siano particolarmente fortunate, debbano scegliere una scuola montessoriana, Waldorf, libertaria, o praticare l’educazione familiare (scuola in casa).

  2. Palmy ha detto:

    Ho lasciato un commento nel post su presa diretta…
    questo del movimento è un principio montessoriano…

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