Giocare imparando le sillabe e imparare le misure giocando

Imparare giocando si può, a patto di non confondere i due piani nella mente del bambino. Mi spiego meglio. Quando si gioca, il bambino dovrebbe avere la sensazione di essere lì per giocare, anche se noi adulti, invece, sappiamo che sta imparando qualcosa. Viceversa, quando va a scuola o fa i compiti, pur divertendosi deve sapere di essere lì per imparare, anche se imparare a volte può essere molto più divertente che giocare.

Fatta questa debita premessa, passo al mio modesto contributo al Love of learning di Palmy sul tema dell’imparare giocando.

Metti un lungo viaggio in macchina (o in treno, o in aereo). Approfittiamo per ripassare la divisione in sillabe. Come? Con il gioco delle finali e delle iniziali. Il bambino dice “traffico” e l’adulto deve proseguire  con una parola che inizi con la sillaba finale, in questo caso, “co”; quindi, ad esempio, dirà “colla”. Poi il bimbo proseguirà con “lato” ecc..

A dire il vero, più che imparare giocando, questo sarebbe, giocare imparando. Il processo contrario può avvenire, ad esempio, con le unità di misura (metri, chili, litri ecc.). Personalmente, mi sono accorta di non aver avuto idea delle distanze in metri o in chilometri fino a quando non ho iniziato a riflettere su quanta strada facevo, sul tempo che ci impiegavo, e su come comunicare queste cose in modo oggettivo. Questo significa che le unità di misura mi sono state insegnate in modo del tutto nozionistico e che, invece, i bambini devono sperimentare più e più volte le misurazioni in maniera diretta. Come? Misurando con il metro la classe, oppure pesando la pasta, o ancora passando il latte dalla bottiglia a più bicchieri e constatando come un litro rimanga lo stesso, ma possa essere suddiviso in contenitori più piccoli. E così via.

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Informazioni su tatagioiosa

Dentro di me sono sempre stata una tata, fin da bambina quando accudivo e cullavo le bambole come se fossero vere. Nel frattempo ho girato il mondo, ho scritto e letto tanto per lavoro e per passione, ho cresciuto e sto crescendo figlie insieme ad uomo davvero speciale. La tata che è in me mi ha portato su una nuova strada, fatta di asili, filastrocche, gesti sensati, lontani dalla quotidianità come la conosciamo tutti.
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6 risposte a Giocare imparando le sillabe e imparare le misure giocando

  1. Anthea ha detto:

    Quante belle cose sto leggendo. Sono fondamentalmente d’accordo su tutto e la metodologia che contempla l’uso del gioco può essere davvero efficace. Ho conosciuto una maestra che per convincere i più recalcitranti a imparare giocando adottava la seguente tecnica: si trattava di imparare le tabelline e lei lanciava la palla a un bambino alla volta. Solo se al bimbo sfuggiva la palla di mano doveva rispondere alla domanda sulla tabellina che la maestra gli poneva.

  2. tatagioiosa ha detto:

    Grazie Palmy! E’ vero quanto dici sul lessico: sono rimasta stupita dal vocabolario che riesce a tirar fuori mia figlia in questi casi…

  3. Palmy ha detto:

    Giusta la precisazione sul gioco come gioco! Il gioco da fare in macchina con le sillabe lo trovo molto divertente, abitua anche ad arricchire il lessico!

  4. Catia ha detto:

    Ciao Tatagioiosa,
    il tuo post è molto bello e condivido in pieno quando dici che i bambini hanno bisogno di sperimentare e non di imparare nozioni a memoria.
    Il problema è anche come porre tutto questo senza far capire che lo scopo è l’apprendimento.
    Mi spiego: la mia bambina, ha sempre rifiutato giochi che in qualche modo potessero essere legati al concetto di scuola. Uffa! Lasciami fare quello che voglio in macchina mentre viaggiamo.
    La tombola delle tabelline, il memory delle tabelline quanto tempo ha dedicato a preparare del materiale che adesso è là inutilizzato, perchè appena ne sente parlare le viene l’orticaria.
    E’ senz’altro un limite mio, un approccio sbagliato.
    Forse lasciare di più al caso, all’occasione e programmare di meno sarebbe la cosa giusta!
    Un abbraccio

    • tatagioiosa ha detto:

      Cara Catia, i bambini sono dei radar nel captare la nostra volontà di propinargli qualcosa! Dobbiamo sempre tenere a mente che il migliore apprendimento è quello che arriva nella loro vita “come il sole, la luna e le stelle” (Elizabeth Ferm), insomma, quasi per caso. Dall’ultima osservazione che fai, mi pare che tu sia sulla strada giusta. Un abbraccio anche a te.

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